Studio Palmisano

Il diritto dell'ambiente, il diritto penale del lavoro, la responsabilità medico – sanitaria, il diritto penale dei giochi e delle scommesse, nonché, in chiave preventiva, la sicurezza sul lavoro e gli adempimenti gravanti sulle persone giuridiche ai sensi della legge 231\2001 (codice etico, modello di organizzazione, gestione e controllo....), sono materie accomunate fondamentalmente da un elemento: esse costituiscono un illuminante esempio dell'incidenza delle determinanti, in senso lato, ambientali sui livelli di qualità della vita delle persone, sulla loro stessa salute, nella società occidentale; quella che è stata definita da uno studioso tedesco "la società del rischio."

Esse, per qualità e quantità degli interessi e dei diritti che vi sono sottesi, costituiscono l'autentica frontiera del diritto penale del terzo millennio.

Lo Studio Palmisano si occupa prevalentemente di queste materie.
Sul livello qualitativo con cui questo Studio svolge questa attività, si lasciano valutare gli assistiti che hanno beneficiato delle nostre prestazioni professionali.

ebbrezza

Guida in stato di ebbrezza: quando è possibile scontare la pena con i lavori di pubblica utilità?

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Pur sussistendo la circostanza aggravante di aver causato un incidente stradale, la pena, detentiva e pecuniaria, irrogata in capo a chi ha commesso il reato di guidare in stato di ebbrezza può essere sostituita con lo svolgimento, da parte del condannato, di lavori di pubblica utilità presso un ente convenzionato con il tribunale territorialmente competente.
Lo ha stabilito, con una sentenza del 14 maggio scorso, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Perugia ponendosi in netto contrasto con la giurisprudenza maggioritaria, anche della Suprema Corte, vigente sul punto.
Occorre preliminarmente spiegare che cosa si intenda per sostituzione della pena con lo svolgimento di lavori di pubblica utilità e quando tale beneficio possa essere concesso al condannato.
L'istituito giuridico dei lavori di pubblica utilità, inteso come la prestazione di una attività lavorativa non retribuita a vantaggio della collettività da svolgere presso enti pubblici territoriali (Stato, regioni, province, comuni), organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato o centri specializzati di lotta alle dipendenze, trova un ambito privilegiato di applicazione nella materia dei reati previsti dal codice della strada.

eternit

Processo Eternit: l'amianto è indistruttibile, il diritto si può demolire?

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"Amianto" viene dal greco e vuol dire incorruttibile, immacolato; proprietà che, evidentemente, continua ad essere tanto comune ai padroni di questo minerale ed alla loro fedina penale quanto aliena ai poveracci che lo utilizzavano o vi erano, comunque, esposti e al loro apparato respiratorio.
"Asbesto" è l'altro nome, scientifico, dell'amianto: significa indistruttibile; com'è, nel nostro ordinamento penale, l'idea che il mero decorrere del tempo da un reato debba servire, oltreché a sanare le ferite delle vittime e dei loro cari, ad annullare le colpe degli autori e a condonare loro ogni pena.
Non conosciamo le motivazioni della sentenza Eternit.
Sin d'ora, però, già sulla base degli elementi a nostra disposizione, è possibile, o, forse meglio, doveroso, provare a trarre qualche lezione dall'epilogo di questa vicenda giudiziaria.

inquinamento

Inquinamento ambientale e tumori: ci sono posti in cui si muore in silenzio.

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Ci sono posti in cui ci si ammala e si muore in silenzio.
Nel silenzio dei vivi.
Specie di quelli che contano.
Anche quando questo accade in maniera seriale.
Anche quando le cause di quelle malattie e di quelle morti, con elevata probabilità logica, stanno nell'ambiente di quegli stessi posti; nella loro aria, nella loro acqua, nella loro terra, nei loro luoghi di vita e di lavoro.
Brindisi è uno di quei posti.
Le ragioni di quel silenzio possono essere varie.

truffa

ASSENZE A LAVORO: E’ TRUFFA SE IL DIPENDENTE TIMBRA IL BADGE

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Sussiste il reato di truffa aggravata a carico del dipendente pubblico che al fine di attestare falsamente la propria presenza in ufficio ceda il proprio badge, o cartellino marcatempo, a dei colleghi o a soggetti estranei all'azienda che provvedano ad effettuare la timbratura in sua vece.
Lo ha sentenziato la Cassazione, terza sezione penale, con la recente sentenza n. 41935 dello scorso 8 ottobre, che si pone in assoluta continuità logico- giuridica con precedenti pronunciamenti della stessa Suprema Corte.
Nel caso specifico, sotto processo sono finiti dei dipendenti di una azienda ospedaliera condannati per aver concorso tra di loro a commettere il reato di truffa aggravata in danno dell'ente pubblico presso cui erano impiegati perché, sfruttando il proprio rapporto di colleganza e facendosi reciproci favori, con artifizi e raggiri consistenti nello scambio continuo dei propri cartellini segnatempo affinché uno dei colleghi timbrasse per tutti, inducevano in errore l'azienda ospedaliera attestando la propria presenza sul posto di lavoro pur non essendo fisicamente presenti negli uffici.

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