Studio Palmisano

Il diritto dell'ambiente, il diritto penale del lavoro, la responsabilità medico – sanitaria, il diritto penale dei giochi e delle scommesse, nonché, in chiave preventiva, la sicurezza sul lavoro e gli adempimenti gravanti sulle persone giuridiche ai sensi della legge 231\2001 (codice etico, modello di organizzazione, gestione e controllo....), sono materie accomunate fondamentalmente da un elemento: esse costituiscono un illuminante esempio dell'incidenza delle determinanti, in senso lato, ambientali sui livelli di qualità della vita delle persone, sulla loro stessa salute, nella società occidentale; quella che è stata definita da uno studioso tedesco "la società del rischio."

Esse, per qualità e quantità degli interessi e dei diritti che vi sono sottesi, costituiscono l'autentica frontiera del diritto penale del terzo millennio.

Lo Studio Palmisano si occupa prevalentemente di queste materie.
Sul livello qualitativo con cui questo Studio svolge questa attività, si lasciano valutare gli assistiti che hanno beneficiato delle nostre prestazioni professionali.

È punito chi occupa abusivamente un immobile anche se ci si trova in crisi economica.

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occupazione

La mera situazione di indigenza economica non integra lo stato di necessità idoneo ad escludere il reato di occupazione abusiva di terreni ed edifici di cui all'art. 633 c.p.
Se così fosse, infatti, la sola condizione di difficoltà economica (peraltro molto comune di periodi di crisi) legittimerebbe la consumazione di un delitto che si risolve nel contemporaneo danno di terzi quali, da una parte, i legittimi proprietari degli immobili occupati e, dall'altra, tutte quelle persone che, chiedendo l'assegnazione di un alloggio popolare o di edilizia convenzionata, si trovino indubbiamente anch'esse in situazioni di difficoltà economica e personale, finendo per far prevalere chi agisce in via di fatto su chi, invece, attende in condizioni di legittimità l'assegnazione di un alloggio popolare.
Questo è quanto ha stabilito la Cassazione nella recente sentenza n. 30890 del 14 luglio 2014, in conformità con precedenti pronunce giurisprudenziali che già si erano espresse in tal senso, confermando la condanna di una donna rea di aver occupato un immobile di una società privata.

testimonianza

Reati sessuali: basta la testimonianza della vittima per ottenere una sentenza di condanna.

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Nei reati sessuali le dichiarazioni accusatorie rese dalla vittima sono di per sé sufficienti a dimostrare la sussistenza del delitto anche in mancanza di ulteriori riscontri probatori esterni.
Lo ha stabilito la Cassazione con la recente sentenza del 19 giugno 2014 n. 26466 pronunciata nell'ambito di un procedimento penale a carico di più imputati condannati per violenza sessuale continuata e aggravata ex artt. 81 e 609 bis, ultimo comma, c.p. commessa ai danni di un minore di anni dieci ritenuto capace di deporre e le cui dichiarazioni sono state considerate prove schiaccianti ai fini della sentenza di condanna.

pedopornografia

Divulgazione di materiale pedopornografico in rete: occorre una prova specifica della volontà dell’agente.

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Il mero utilizzo di programmi di "file sharing", come ad esempio Emule, non costituisce una prova valida e sufficiente ai fini della sussistenza del reato di divulgazione e diffusione di materiale pedopornografico, ma occorre, affinché sia integrato il delitto, la prova della specifica volontà dell'agente di distribuire tali files e quindi la prova del dolo.
In tal senso si è pronunciata la Cassazione con la sentenza del 16 giugno 2014, n. 25711, ribaltando la precedente pronuncia della Corte d'appello di Milano che aveva condannato un uomo ritenuto responsabile del reato di cui all'art. 600 ter c.p., 3 comma, per aver diffuso in rete una ingente quantità di materiale pedopornografico attraverso l'utilizzo del programma Emule.

SALUTE PUBBLICA

Brindisi: malati con tumore del sangue denunciano le industrie.

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Chi tiene alle sorti dell'ambiente, della salute pubblica e della giustizia in quella terra baciata da Madre Natura e stuprata dagli umani, da alcuni in particolare, che si chiama Brindisi non può che esser profondamente grato a Giovanni Brigante, a Maurizio Portaluri e, soprattutto, ai malati che hanno avuto il coraggio di questa mirabile polemica di dignità.

Commento a cura dell'Avv. Stefano Palmisano.

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