Studio Palmisano

Il diritto dell'ambiente, il diritto penale del lavoro, la responsabilità medico – sanitaria, il diritto penale dei giochi e delle scommesse, nonché, in chiave preventiva, la sicurezza sul lavoro e gli adempimenti gravanti sulle persone giuridiche ai sensi della legge 231\2001 (codice etico, modello di organizzazione, gestione e controllo....), sono materie accomunate fondamentalmente da un elemento: esse costituiscono un illuminante esempio dell'incidenza delle determinanti, in senso lato, ambientali sui livelli di qualità della vita delle persone, sulla loro stessa salute, nella società occidentale; quella che è stata definita da uno studioso tedesco "la società del rischio."

Esse, per qualità e quantità degli interessi e dei diritti che vi sono sottesi, costituiscono l'autentica frontiera del diritto penale del terzo millennio.

Lo Studio Palmisano si occupa prevalentemente di queste materie.
Sul livello qualitativo con cui questo Studio svolge questa attività, si lasciano valutare gli assistiti che hanno beneficiato delle nostre prestazioni professionali.

cecità

Cieco si muove “autonomamente” per il paese: nessuna truffa ai danni dell’Inps.

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La condizione di cecità assoluta che dà diritto, ai sensi dell'art. 1 della L. n. 508 del 21 novembre 1988, al riconoscimento di una indennità di accompagnamento erogata dall'Inps non è incompatibile con lo svolgimento da parte del disabile di alcuni elementari atti comportamentali quotidiani che comportino una pur limitata autonomia nei movimenti del soggetto medesimo.
Sulla base di questo assunto il Gip del Tribunale di Brindisi ha disposto l'archiviazione di un procedimento penale aperto, a seguito di indagini condotte dalla Guardia di Finanza, a carico di un disabile fasanese la cui difesa processuale è stata sostenuta da questo Studio.
L'indagato, dopo una attività di pedinamento da parte della P.g. che lo aveva ripreso mentre svolgeva attività abituali quali recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro o effettuare prelevamenti presso uno sportello bancomat dotato di tasti in rilievo, era stato accusato del reato di cui all'art. 640 c.p., secondo comma, ossia di truffa ai danni di un ente pubblico, nel caso di specie l'ente erogatore delle prestazioni assistenziali.

estorsione

Datore di lavoro non paga e minaccia il licenziamento: è estorsione.

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È colpevole di estorsione il datore di lavoro che costringa i suoi dipendenti ad accettare, dietro minaccia di licenziamento, una retribuzione non adeguata alla prestazioni lavorative effettuate e, pertanto, inferiore a quella effettivamente dovuta.
Lo ha stabilito recentemente il Tribunale di Taranto con una sentenza dello scorso gennaio che trova una perfetta corrispondenza in precedenti numerose pronunce della Cassazione tra cui, l'ultima, quella del 27 novembre 2013, n. 50074.
La vicenda oggetto della decisione è quella di due lavoratrici, segretarie amministrative di una società, alle dipendenze di un datore di lavoro che imponeva loro, sotto minaccia di licenziamento immediato, di rinunciare alla tredicesima e quattordicesima, di accettare di percepire uno stipendio più basso rispetto a quello previsto per legge e di subire restrizioni nella fruizione delle ferie.

SENTENZA

"Capita.."- Brevi note ad una sentenza giusta

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Capita che si celebri un processo per la morte di mesotelioma, da amianto, di 15 lavoratori.

Capita che il Pm svolga in maniera esemplare le indagini, che gestisca adeguatamente il dibattimento; insomma che faccia bene, molto bene, il suo lavoro.

Capita che il Giudice decida e faccia capire subito che questo processo deve concludersi in tempi decenti; in tempi che non risultino un'ulteriore, insopportabile, beffa per i lavoratori morti e per i loro parenti.

Capita che, nonostante "risorse" processuali difficilmente commentabili, concepibili per un Paese civile, quel Giudice riesca nell'impresa titanica e, in poco più di un anno e mezzo (un'inezia per la giustizia italiana), si sentano decine di testimoni e di consulenti, si esauriscano la requisitoria del Pm e le arringhe di qualche decina di avvocati; e che, effettivamente, si concluda, così, quel processo, che ha 28 imputati.

Capita che, siccome il dibattimento ha dimostrato che quasi tutti gli imputati sono responsabili dei fatti loro contestati, essi vengano condannati per quasi tutte quelle morti di lavoratori.

Capita che il Tribunale infligga pene serie, non simboliche; come sono serie, non simboliche, quelle morti. Quegli omicidi.

Capita che per quegli omicidi seriali si faccia un po' di giustizia.

Capita a Taranto, nell'anno di grazia 2014.

Quindi, può capitare ancora. Ovunque continuino a morire uomini e donne sul lavoro, per il lavoro.

Deve.

S. P.

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violenza incapaci

Atti sessuali con incapaci: non c’è violenza se manca l’induzione al rapporto e l’abuso.

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Non sussiste il reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità fisica e/o psichica della persona offesa al momento del fatto quando quest'ultima, pur affetta da una patologia del comportamento, si sia autonomamente e volontariamente determinata a compiere l'atto sessuale.
Lo ha recentemente ribadito l'Ufficio del Giudice delle indagini preliminari (Gip) presso il Tribunale di Brindisi pronunciando una sentenza di non luogo a procedere nei confronti di un uomo imputato del reato di cui all'art. 609 bis, 2 comma, numero 1, per essersi appartato in macchina con un minorenne affetto da disturbi della condotta e della sfera emotiva, ritardi d'apprendimento e difficoltà relazionali e aver consumato con lui un rapporto sessuale orale.

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