Studio Palmisano

Il diritto dell'ambiente, il diritto penale del lavoro, la responsabilità medico – sanitaria, il diritto penale dei giochi e delle scommesse, nonché, in chiave preventiva, la sicurezza sul lavoro e gli adempimenti gravanti sulle persone giuridiche ai sensi della legge 231\2001 (codice etico, modello di organizzazione, gestione e controllo....), sono materie accomunate fondamentalmente da un elemento: esse costituiscono un illuminante esempio dell'incidenza delle determinanti, in senso lato, ambientali sui livelli di qualità della vita delle persone, sulla loro stessa salute, nella società occidentale; quella che è stata definita da uno studioso tedesco "la società del rischio."

Esse, per qualità e quantità degli interessi e dei diritti che vi sono sottesi, costituiscono l'autentica frontiera del diritto penale del terzo millennio.

Lo Studio Palmisano si occupa prevalentemente di queste materie.
Sul livello qualitativo con cui questo Studio svolge questa attività, si lasciano valutare gli assistiti che hanno beneficiato delle nostre prestazioni professionali.

Brindisi, quel Rapporto del Cnr sulle morti per inquinamento che la Regione ritiene "fuorviante".

on . Postato in Blog

Da luglio scorso sappiamo che un territorio già di suo non proprio baciato dalla fortuna, ma forse è meglio dire dalle classi dirigenti sue e, più in generale, di questo paese, come quello di Brindisi e zone limitrofe, paga a uno degli insediamenti industriali più impattanti che siano "ospitati" della stessa terra, la centrale Enel di Cerano, un prezzo che oscilla tra i 7 e i 44 morti all'anno, causati dalle emissioni di particolato, primario e secondario, dell'impianto.
Lo ha accertato un lavoro scientifico a firma di tre ricercatori del CNR di Lecce e Bologna – Emilio Gianicolo, Cristina Mangia e Marco Cervino – pubblicato sull' International Journal of Environmental Research and Public Health.
Uno studio, questo, che ha suscitato, com'era logico che fosse, reazioni composite e, in alcuni casi, scomposte.

sottrazione incapaci

Sottrazione di minori: è colpevole la madre che impedisce un sano rapporto tra padre e figlio.

on . Postato in Blog

Sussiste il reato di sottrazione di persone incapaci, punito dall'art. 574 c.p., qualora uno dei due genitori, in assenza di provvedimenti civili di affidamento esclusivo, sottragga il figlio minore di quattordici anni alla vigilanza e alla custodia dell'altro genitore in maniera tale da impedirgli l'esercizio della potestà genitoriale.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 38558 dello scorso 23 settembre che, aderendo all'orientamento ormai maggioritario in materia, ha condannato una madre alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di cui all'art. 574 c.p. per aver sottratto la figlia minorenne alla funzione educativa e di vigilanza del padre.

truffa

Truffa sentimentale e appropriazione indebita: è colpevole l’ex partner che non restituisce i soldi?

on . Postato in Blog

Non sussiste il reato di truffa né quello di appropriazione indebita in capo all' ex partner che, avendo ricevuto in prestito dalla propria compagnia una somma di denaro durante la relazione sentimentale, non restituisca alla donna tale somma dopo aver interrotto il rapporto amoroso.
Lo ha deciso il Tribunale di Milano in una sentenza dello scorso 14 luglio relativa ad una curiosa vicenda in cui un uomo era accusato dei delitti di cui agli artt. 640 e 646 c.p. in quanto, secondo la prospettazione della pubblica accusa, avrebbe indotto in errore la sua ex fidanzata sfruttando il sentimento affettivo della donna nei suoi confronti per farsi corrispondere svariate somme di denaro per un ammontare complessivo di 16,500 euro circa, per poi interrompere il rapporto sentimentale con la persona offesa senza restituirle alcunché, nonostante le ripetute richieste in tal senso.

carcere

Custodia cautelare: quando il padre del minore non deve andare in carcere.

on . Postato in Blog

Non può essere sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere il padre di prole di età inferiore a sei anni qualora la madre, a seguito di particolari condizioni psicofisiche, sia assolutamente impossibilitata a dare una adeguata assistenza al figlio.
Ne deriva che il giudice prima di emettere la misura restrittiva della libertà personale deve valutarne l'opportunità nel caso concreto affinché sussistano i necessari requisiti di specificità, concretezza e attualità tipici delle esigenze cautelari.
Nella vicenda oggetto di pronuncia della Cassazione, con la sentenza n. 35806 del 1 settembre 2015, i giudici di legittimità hanno delineato il rapporto sussistente tra l'art. 275, comma 3, c.p.p., che dispone l'adozione della custodia cautelare in carcere per determinate tipologie di reati, e il comma 4 della medesima norma che, invece, esclude l'applicabilità della misura in questione nei confronti di chi versi in particolari e tassative situazioni previste dalla legge ovvero allorché "imputati siano una donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni con lei convivente, ovvero il padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole", sempre che non ricorrano esigenze cautelari di particolare rilevanza.

Foto Vai

Photogallery

Visita la photogallery

Videogallery Vai

Videogallery

Visita la videogallery

Media Vai

Media

Visita la sezione media

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere informato sulle nostre attività.

Servizi

  • Consulenza
  • Difesa giudiziale
  • Assistenza stragiudiziale
  • Docenze e divulgazione

Contattaci

Via Bissolati, 26
72015 Fasano (Br)

Mappa
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Google Plus