Studio Palmisano

Il diritto dell'ambiente, il diritto penale del lavoro, la responsabilità medico – sanitaria, il diritto penale dei giochi e delle scommesse, nonché, in chiave preventiva, la sicurezza sul lavoro e gli adempimenti gravanti sulle persone giuridiche ai sensi della legge 231\2001 (codice etico, modello di organizzazione, gestione e controllo....), sono materie accomunate fondamentalmente da un elemento: esse costituiscono un illuminante esempio dell'incidenza delle determinanti, in senso lato, ambientali sui livelli di qualità della vita delle persone, sulla loro stessa salute, nella società occidentale; quella che è stata definita da uno studioso tedesco "la società del rischio."

Esse, per qualità e quantità degli interessi e dei diritti che vi sono sottesi, costituiscono l'autentica frontiera del diritto penale del terzo millennio.

Lo Studio Palmisano si occupa prevalentemente di queste materie.
Sul livello qualitativo con cui questo Studio svolge questa attività, si lasciano valutare gli assistiti che hanno beneficiato delle nostre prestazioni professionali.

evasione

Evasione dai domiciliari: è irrilevante il motivo dell’allontanamento dall’abitazione.

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Integra il reato di evasione, punito dall'art. 385 c.p., qualsiasi allontanamento del soggetto attinto dalla misura degli arresti domiciliari dal luogo in cui il provvedimento cautelare impone che l'interessato debba permanere, essendo del tutto irrilevante il motivo che abbia indotto l'interessato a disattendere il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione.
Infatti, il reato sussiste anche nel caso in cui lo spostamento dal luogo degli arresti domiciliari sia di modesta distanza, di breve durata e volto al normale svolgimento delle quotidiane funzioni di vita dell'agente.
È quanto ha stabilito la Cassazione con la sentenza dello scorso 31 luglio, n. 33881, con la quale è stato ritenuto colpevole del delitto di evasione un uomo che, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, era stato sorpreso a pochi metri dalla propria abitazione mentre buttava via la spazzatura nel più vicino cassonetto dell'immondizia.

tirreno power

Tirreno Power, ritratto di una classe dirigente e della sua neolingua.

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Un insediamento industriale che, secondo la prospettazione di una Procura della Repubblica, avallata da un Giudice per le indagini preliminari (ma che, naturalmente, dovrà passare al vaglio decisivo di un dibattimento), inquina e uccide in maniera seriale.
Una gamma di imputazioni (cioè, di reati che, secondo quella Procura, sono stati commessi nella vicenda) variegata e di gran pregio: dal disastro ambientale all'omicidio colposo plurimo, passando per l'abuso d'ufficio.
Un provvedimento di sequestro di quegli impianti chiesto doverosamente da quella Procura e disposto da quel Gip.
Il conseguente, imprescindibile, più o meno spontaneo, "allarme per l'occupazione".
L'invocato "intervento della politica", più precisamente di quella di governo e di sottogoverno, locale e, quando, come qui, l'importanza dell'industria in questione lo richiede, anche nazionale.
"Per salvare l'occupazione", s'intende.

stalking

Divieto di avvicinamento dello stalker alla vittima: è necessario precisare quali luoghi non frequentare.

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La misura cautelare comminata all'indagato di stalking che prevede il divieto di avvicinamento dello stesso ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa deve indicare con precisione i posti che il presunto persecutore deve evitare pena l'illegittimità della ordinanza impositiva del divieto che, in tal modo, risulterebbe generica e impraticabile per il destinatario della misura stante il suo contenuto assolutamente indeterminato.
Ciò è quanto ha stabilito la Cassazione con la sentenza dello scorso 2 luglio, n. 28225, con cui è stato accolto il ricorso presentato da un uomo indagato del delitto di cui all'art. 612 bis c.p. a cui era stato imposto dal competente Tribunale del riesame di non avvicinarsi alla vittima dei suoi atti persecutori e ai luoghi da essa frequentati.
L'uomo aveva lamentato dinanzi alla Suprema Corte la violazione di legge e il vizio di motivazione in ordine all'indeterminatezza dei luoghi dai quali egli si sarebbe dovuto tenere lontano non puntualmente specificati nell'ordinanza.

facebook

Pubblica foto su Facebook senza il consenso dell’interessata: è reato!

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Pubblicare su Facebook, e molto più in generale sul web, immagini e video effettuati clandestinamente che riprendano terze persone in situazioni di vita privata integra il reato di trattamento illecito di dati, punito dall'art. 167 del cosiddetto codice sulla privacy (d.lsg. 30/006/2003 n. 196).
Peraltro, il delitto in questione si perfeziona nel momento in cui le foto siano immesse nel web e, dunque, poste a disposizione di un numero indefinito di utenti, indipendentemente dalla circostanza che la persona offesa ne venga a conoscenza o subisca un danno da tale pubblicazione mediatica.
È quanto ha stabilito il Tribunale penale di Firenze con la sentenza n. 5675 dell'8 gennaio scorso pronunciata nell'ambito di un procedimento che vedeva imputata una donna del su citato reato di cui all'art. 167 d.lsg. n. 196 del 2003 per avere, al fine di recare danno ad una sua conoscente, effettuato clandestinamente e successivamente pubblicato sul noto social network Facebook riprese fotografiche della vittima mentre era in un locale pubblico con segni di lesioni sul volto.

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