MUOS, il "principio di precauzione" vale un po' meno.

Una battuta d'arresto sulla strada, peraltro non proprio piana, della tutela dell'ambiente e della salute pubblica, sia amministrativa che giudiziaria.
Così potrebbe esser sinteticamente definita la sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Sicilia che ha chiuso la tormentata vicenda "Muos", almeno quella del giudizio amministrativo .
La storia del sistema satellitare di comunicazione della Marina Militare Usa, nelle sue più significative implicazioni giudiziarie fino alla sentenza del Tar Sicilia del febbraio 2015, era già stata raccontata e commentata (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/muos-il-tar-blocca-di-nuovo-il-sistema-satellitare-sentenza-esemplare/1427820/).

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA E RIFIUTO DI ALCOOLTEST NON PUNIBILI PER PARTICOLARE TENUITA’: PROFILI APPLICATIVI DELL’ART. 131 BIS C.P.

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p. si applica ad ogni fattispecie criminosa, ivi comprese la guida in stato di ebbrezza e il rifiuto di sottoporsi ad alcooltest, purché siano rispettati i presupposti e i limiti previsti dalla norma penale.
Ciò è quanto hanno stabilito le Sezioni Unite della Cassazione penale, con due pronunce "gemelle" entrambe del 6 aprile scorso, la numero 13681 e la numero 13682, in cui i giudici di legittimità analizzano le caratteristiche della causa di esclusione della punibilità introdotta dal D. lgs. del 16 marzo 2015, n. 28 e i suoi possibili ambiti applicativi.
In particolare, l'art. 131 bis c.p. prevede che "nei reati per i quali sia prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità sia esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'art. 133 c.p., primo comma, l'offesa sia di particolare tenuità e il comportamento risulti non abituale".

Territorio e paesaggio: le norme penali che non li tutelano.

Dal campo della tutela penale del territorio e del paesaggio arrivano notizie di segno diverso, se non contraddittorio.
Appena qualche giorno fa, le Sezioni Unite della Cassazione (il massimo consesso giudiziario del Paese, che si riunisce per sciogliere questioni giuridiche sulle quali c'è un contrasto tra le varie sezioni o collegi della Cassazione) hanno depositato una sentenza (n. 15427 del 13 aprile 2016 - Ud 31 mar 2016 - Pres. Canzio, Est. Ramacci) che incide significativamente su uno dei nervi più scoperti e dolenti della normativa penale (anche) in materia urbanistica: la prescrizione.

selfie

Selfie pedopornografici: è reato scambiarli con altre persone?

Non commette il reato di cessione di materiale pedopornografico, di cui all'art. 600 ter c.p. quarto comma, chi offre ad altri immagini riproducenti minori che siano, però, prodotte in autoscatto direttamente dagli stessi interessati e da questi cedute in modo volontario senza, dunque, l'intervento di terze persone.
Ciò è quanto ha stabilito la Suprema Corte con la sentenza n. 11675 del 21 marzo scorso con cui è stata confermata la sentenza di appello che aveva visto assolti perché il fatto non sussiste vari individui tutti imputati del reato di cui al quarto comma dell'art. 600 ter c.p. per aver ceduto ad altri fotografie pornografiche ritraenti una minore che autonomamente e di propria iniziativa si era ritratta con dei "selfie", ossia autoscatti effettuati tramite un telefono cellulare, e aveva poi inviato gli stessi ad altri soggetti e questi ad altri ancora.

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