Omicidio stradale: una riforma necessaria o solo un diversivo?

177.031 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato la morte di 3.381 persone (entro il 30° giorno) e il ferimento di altre 251.147.
Questo, secondo l'Istat, il bollettino di guerra dal fronte stradale, in Italia, nel 2014.
Condanne a pochi mesi di reclusione per omicidi colposi commessi in occasione di sinistri stradali, anche in presenza di comportamenti alla guida, che quei sinistri avevano causato, manifestamente sprezzanti della vita e dell'incolumità altrui.
Tanto era possibile in forza di una norma del codice penale, quella che puniva l'omicidio colposo aggravato dalla violazione di norme sulla circolazione stradale, che nell'ipotesi base (ossia non ulteriormente aggravata dall'abuso di alcool o droghe), prevedeva una pena da due a sette anni di reclusione.

DASPO PREVENTIVO: IN QUALI CASI?

E' legittimo il provvedimento del questore che applichi preventivamente il Daspo a quei tifosi che durante un incontro di calcio intonino cori razzisti nei confronti della tifoseria avversaria accompagnati, peraltro, dal "saluto romano".
In tal senso si è pronunciata la seconda sezione del Tar di Firenze con la sentenza n. 218 dell'8 febbraio scorso emessa a seguito del ricorso presentato dai tifosi coinvolti avverso il provvedimento che vietava loro l'accesso ai luoghi, sia in Italia che all'estero, in cui si svolgono partite di calcio per un periodo di cinque anni.

Evasione: non c’è delitto se si sceglie la via più lunga per andare a lavoro.

Non integra gli estremi del delitto di evasione la condotta di colui il quale, trovandosi agli arresti domiciliari con autorizzazione a lasciare la propria abitazione per necessità lavorative, violi la prescrizione di seguire, a tal fine, il percorso più breve anziché la strada più lunga che conduca al luogo di lavoro.
Con una sentenza del 10 dicembre 2015, la n. 48917, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha sovvertito le precedenti sentenze di condanna del Tribunale e della Corte di appello che avevano condannato un uomo per il reato di cui all'art. 385 c.p. poiché egli, in stato di detenzione domiciliare con autorizzazione ad allontanarsi dalla propria casa solo per recarsi a lavoro, aveva scelto di seguire la strada più lunga che conduceva al posto in cui lavorava, anziché quella più breve prescritta.

pillola

Pillola del giorno dopo senza ricetta: commettono reato i farmacisti che si rifiutano di darla?

"Senza ricetta, le donne userebbero la pillola del giorno dopo con troppa facilità."
E' questa, secondo una recentissima indagine demoscopica, la profonda motivazione che il 77% dei farmacisti contrari alla somministrazione della nuova "pillola del giorno dopo", in assenza di ricetta medica, pone a base della sua posizione.
E quelli contrari sono il 46% di quelli intervistati, non proprio una minoranza irrilevante.
Per la maggioranza, i motivi di fondo di questa posizione sono di natura religiosa, ça va sans dire.
Posizione che sarebbe semplicemente bizzarra, se non fosse che, meno di un anno fa, l'Agenzia italiana del farmaco, recependo un'indicazione della corrispondente autorità europea (EMA), ha emesso un provvedimento con il quale ha sancito che "la pillola dei 5 giorni dopo va somministrata con ricetta solo alle minorenni. Per le altre donne, può essere venduta senza ricetta, e senza test di gravidanza."

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