Filma rapporti intimi con convivente:non è reato.

Non commette il reato di interferenze illecite nella vita privata colui che, mediante l'uso di strumenti di ripresa, filmi, all'insaputa della convivente, i rapporti intimi avuti con quest'ultima in casa propria poiché il delitto di cui all'art. 615 c.p. sussiste solo quando l'interferenza provenga da un soggetto estraneo alla vita privata e domestica e non da colui che ne faccia parte anche se in maniera estemporanea.

La norma

L'art. 615 bis c.p. punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni "chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procuri indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi si cui all'art. 614 c.p."

PETROLIO, TUTELA DELL’AMBIENTE, TUTELA DELLA SALUTE: QUESTIONE DI IN-COMPETENZE.

In Val d'Agri, il Centro oli disperde 400 tonnellate di petrolio nel sottosuolo da agosto a novembre scorsi. L'Eni lo comunica due settimane fa. Il Ministro dell'ambiente dichiara di non avere competenze sul fatto: lo avrebbe dedotto dal Titolo V della Costituzione. Che non conferma.

L'evento

Capita che un centro oli, un impianto di estrazione del petrolio, inizi a "perdere liquidi" ad agosto dell'anno scorso.

Diete prescritte in palestra da soggetti non abilitati: è reato.

Commette il reato di esercizio abusivo della professione chi, improvvisandosi dietista, nutrizionista o biologo pur non avendo lo specifico titolo abilitativo, prescriva diete, programmi alimentari o elargisca consigli sull'alimentazione svolgendo, dunque, attività di educazione alimentare.

La norma

L'art. 348 c.p. punisce con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da 103 a 516 euro "chiunque abusivamente eserciti una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato".

Discariche e salute pubblica: inadempimenti di stato.

Un trattamento scorretto dei rifiuti, in violazione delle normative comunitarie e nazionali, costa caro: alla salute pubblica e alle casse pubbliche, e quindi anche private. Lo attestano varie fonti: da autorevoli rapporti in materia di relazione tra ambiente e salute alle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione Europea.

La Corte UE condanna l'Italia: 162 milioni di multa (già pagati). Per ora.

Notizie sparse dal variopinto mondo dei rifiuti.
Nel dicembre 2014, la Corte di Giustizia dell'Ue condannava l'Italia a un'ingente sanzione pecuniaria per inadempimento "di Stato" alle direttive europee sui rifiuti.

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