DASPO PREVENTIVO: IN QUALI CASI?

E' legittimo il provvedimento del questore che applichi preventivamente il Daspo a quei tifosi che durante un incontro di calcio intonino cori razzisti nei confronti della tifoseria avversaria accompagnati, peraltro, dal "saluto romano".
In tal senso si è pronunciata la seconda sezione del Tar di Firenze con la sentenza n. 218 dell'8 febbraio scorso emessa a seguito del ricorso presentato dai tifosi coinvolti avverso il provvedimento che vietava loro l'accesso ai luoghi, sia in Italia che all'estero, in cui si svolgono partite di calcio per un periodo di cinque anni.


Per Daspo, acronimo di "Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive", si intende quel provvedimento adottato dal questore della provincia del luogo di residenza ovvero di dimora abituale del destinatario con cui si vieta l'accesso ai luoghi in cui si svolgono eventi sportivi specificatamente indicati a quei soggetti denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, per uno dei reati puntualmente elencati dall'art. 6, L. 13 dicembre 1989, n. 401 nonché a coloro che hanno preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive o che, nelle medesime circostanze, abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza mettendo, dunque, in pericolo la sicurezza e l'ordine pubblico.
In particolare, i reati a cui fa riferimento il su citato art. 6 del Testo unico di pubblica sicurezza (T.U.L.P.S.) sono:
1. il porto di armi od oggetti atti ad offendere;
2. l'uso, in luogo pubblico o aperto al pubblico e senza giustificato motivo, di caschi protettivi o altri mezzi volti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da 1.000 a 2.000 euro;
3. l'ostentazione pubblica di simboli, emblemi ma anche gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 258;
4. il lancio di materiale pericoloso (come ad esempio razzi, bengala, petardi, fuochi artificiali, strumenti per l'emissione di fumo o gas visibile, ovvero bastoni, mazze, materiale imbrattante e inquinante ed oggetti contundenti o, comunque, atti ad offendere), lo scavalcamento ed invasione di campo in occasione di manifestazioni, punito con la reclusione da uno a quattro anni. Per questo reato la pena è aumentata se dal fatto deriva un ritardo rilevante dell'inizio, la sospensione, l'interruzione o la cancellazione della manifestazione sportiva o un danno alle persone.
5. Il possesso di artifizi pirotecnici nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive ma anche in quelli interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono ai medesimi eventi, nelle ventiquattro ore precedenti o successive allo svolgimento della gara e a condizione che i fatti avvengano in relazione alla stessa;
6. l'introduzione o l'esposizione nei campi da gioco di striscioni e cartelli ovvero scritte ed immagini che, comunque, incitino alla violenza o che contengano ingiurie o minacce;
7. i delitti contro l'ordine pubblico e di come pericolo commessi mediante violenza, previsti dal libro II, titolo V e VI del codice penale.
Il c.d. "Daspo preventivo", invece, è applicabile dal questore, come nel caso oggetto della pronuncia del Tar fiorentino, indipendentemente dalla sussistenza nei confronti del destinatario di una condanna o denuncia per gli specifici reati previsti dalla norma e, dunque, anche in assenza di una accertata lesione dell'ordine pubblico ma come soglia anticipata di tutela ove sussista una mera situazione di pericolo o allarme.
Pertanto, nonostante il compimento del "saluto romano" da parte dei tifosi non avesse, nel caso di specie, prodotto alcuna concreta conseguenza pregiudizievole per l'ordine pubblico, esso, secondo il giudice amministrativo, in virtù del contesto e dell'ambiente in cui era stato posto in essere, è potenzialmente idoneo a fomentare degli scontri con la tifoseria opposta e può essere inquadrato nella fattispecie di cui all'art. 6, comma 1, penultimo periodo, l. 401/1989 come "condotta, sia singola che di gruppo, evidentemente finalizzata a creare turbative per l'ordine pubblico" costituente, perciò, presupposto per l'applicazione della misura in esame, senza necessità che si verifichino concretamente dei disordini.
Del resto, anche la Corte di Cassazione in varie occasioni ha ricondotto il compimento del predetto gesto nell'ambito della fattispecie penale prevista dalla legge del 20 giugno 1952, c.d. "legge Scelba".
La prima prevede, all'art. 4, il reato di "apologia del fascismo" che punisce chiunque promuova od organizzi, sotto qualsiasi forma, la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente la finalità di riorganizzare il disciolto partito fascista, oppure chiunque esalti pubblicamente le idee antidemocratiche, i principi e gli esponenti del fascismo.
Secondo la Suprema Corte, infatti, il compimento del saluto romano rappresenta gesto che, compiuto alla presenza di più persone, è idoneo a provocare adesioni e consensi tra i presenti e inequivocabilmente diretto a favorire la diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale ed etnico e, in quanto tale, sanzionabile penalmente (Cass. Pen., n. 25184 del 4 marzo 2009).

Avv. Anna Ancona

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