Stalking e diffamazione: rapporto tra reati.

La semplice pluralità e reiterazione di condotte diffamatorie nei confronti di un determinato soggetto non può integrare, da sola, il reato di atti persecutori poiché, affinché sussista il delitto di stalking, è necessario che tali diffamazioni coesistano con altre condotte moleste come, ad esempio, pedinamenti, appostamenti, sms o messaggi sui social network.

Il caso oggetto di giudizio.

Ciò è quanto stabilito dalla Cassazione, V sezione penale, nella sentenza del 14 novembre scorso, n. 48007, con cui i giudici di legittimità si sono pronunciati sulla vicenda di un giornalista, indagato per il delitto di cui all'art. 612 bis c.p., per aver scritto una serie di articoli e post diffamatori nei confronti di un collega, accompagnati da alcuni sms e appostamenti nei pressi dell'abitazione della persona offesa.

Il concetto di "persecuzione" previsto dalla norma.

La sentenza, dunque, delimita l'ambito di applicazione del reato di "stalking" rispetto ad altre condotte illecite, come appunto la diffamazione a mezzo stampa, che, seppur percepite come moleste o lesive per il soggetto che le subisce, non integrano gli estremi del delitto di cui all'art. 612 bis c.p.cell
Esso, lo si ricorda, punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni "chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita".

La decisione.

La Suprema Corte ha ritenuto che, nel caso in esame, non fosse sussistente il delitto di atti persecutori in danno della vittima bensì solo quello di diffamazione poiché la condotta dell'imputato si era incentrata, e sostanzialmente circoscritta, sulla stesura e pubblicazione di articoli diffamatori mentre gli sms inviati alla persona offesa erano assolutamente sporadici (solo tre) e gli asseriti appostamenti giustificati da lecite frequentazioni di luoghi vicini all'abitazione della medesima persona offesa.

Conclusioni.

Pertanto, secondo la Cassazione, il delitto di "stalking" può ben concorrere con quello di diffamazione quando la condotta diffamatoria costituisca una delle molestie integranti il reato di cui dall'art. 612 bis c.p.
Ciononostante, per la configurabilità di quest'ultimo delitto, pur non essendo necessaria una lunga sequela di azioni delittuose, occorre pur sempre che vi sia una reiterazione di condotte di violenza fisica o psichica e/o di minaccia in numero e consistenza tali da ingenerare nella vittima il fondato timore di subire un danno alla propria persona o da provocare nella stessa un perdurante e grave stato di ansia, ovvero il fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto.
Occorre, cioè, che si verifichi uno degli eventi alternativamente previsti dalla fattispecie penale in questione.
Contrariamente, il reato di "stalking" non è configurabile in presenza di un'unica, per quanto grave, condotta di molestie e minaccia né in presenza di semplici reiterate diffamazioni della vittima.

Avv. Anna Ancona

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