Colpa medica lieve: non è punibile neanche per negligenza o imprudenza.

Il giudice ha l'obbligo di accertare d'ufficio il grado della colpa del medico imputato di lesioni o omicidio colposi, che nella prestazione "incriminata" si sia attenuto a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica.

Senza più distinzioni tra imperizia, negligenza e imprudenza

Per colpa grave. Solo per questa ragione può esser condannato un medico che, nell'esercizio della sua professione, abbia causato un fatto - reato di lesioni o di omicidio colposo; a patto, però, che si sia attenuto "a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica".

Ma soprattutto, in tal caso, non risponderà penalmente di quel fatto sia che l'errore commesso attenga all'ambito della perizia, che anche a quello della diligenza e della prudenza (le tre figure della colpa).
Sono questi alcuni tra i più significativi principi di diritto affermati dalla Corte di Cassazione in una recente, nodale sentenza (Cass. pen. Sez. IV, Sent. - ud. 11-05-2016 - 06-06-2016, n. 23283).medici-cattolica
E' quella citata per ultima, in realtà, la novità più rilevante del provvedimento in questione: l'allargamento della portata "scusante" delle linee guida e buone pratiche anche agli errori, determinati da colpa lieve, commessi per imprudenza o negligenza.
Prima di questa sentenza della Suprema Corte, infatti, posizione consolidata della giurisprudenza (anche della stessa Cassazione) era quella per la quale gli unici errori medici "assolvibili" in forza della nota legge n. 189\2012, art. 3, erano quelli commessi per imperizia.

Una vera e propria abolizione di reati.

Insomma, quella in commento è una vera e propria norma abolitrice di reati, per quanto parziale; più precisamente, gli illeciti penali che vengono aboliti sono quelli di lesioni e omicidio colposi commessi da soggetti esercenti la professione sanitaria nell'atto della loro funzione, a condizione che, come già ricordato, gli stessi fatti siano commessi con colpa lieve e il medico, nella prestazione "incriminata", si sia attenuto alle citate linee guida e buone pratiche.

Per il futuro. Ma anche per il passato.

L'ultima conseguenza di questo assunto sancita dal Supremo Collegio nella sentenza in esame riguarda i processi in corso alla data di entrata in vigore della legge.
Anche in tal caso, l'affermazione di diritto è rilevantissima: "nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della L. n. 189 del 2012, art. 3, relativi ad ipotesi di omicidio o lesioni colpose ascritte all'esercente la professione sanitaria, [....] occorre procedere d'ufficio all'accertamento del grado della colpa, giacché le condotte qualificate da colpa lieve sono divenute penalmente irrilevanti."
In pratica, sancisce la Corte di legittimità, da questo momento diventa obbligo del giudice accertare d'ufficio se il medico imputato abbia, in ipotesi, commesso il fatto con colpa lieve o grave, poiché da questo può dipendere l'affermazione di responsabilità penale o meno dello stesso professionista.
Questo tipo di accertamento il giudicante dovrà effettuarlo con riferimento a fatti commessi dopo l'entrata in vigore della legge n. 189; ma anche in merito a fatti consumati prima, per il fondamentale principio del nostro codice penale per il quale "nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato."

In conclusione

E' una sentenza destinata a far discutere; ma ha, dalla sua, di sicuro, serie ragioni, di diritto e di fatto, sulle quali non è il caso di soffermarsi in questa sede.
In ogni caso, questo è oggi lo stato dell'arte giuridica della responsabilità medica di natura penale.
E con questo bisognerà misurarsi nelle, spesso drammatiche, questioni che, in questa materia, occupano i ruoli d'udienza delle aule di giustizia penale.

Avv. Stefano Palmisano

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