TELECAMERE SUL LUOGO DI LAVORO: COMMETTE REATO IL DATORE CHE LE INSTALLA.

Commette reato il datore che installa delle telecamere di video sorveglianza sul luogo di lavoro al fine di controllare i propri dipendenti anche se tali apparecchiature non siano poi effettivamente utilizzate.

Lo ha statuito la Cassazione penale, terza sezione, con la sentenza dello scorso 26 ottobre, n. 45198, che, a seguito di differenti orientamenti interpretativi e giurisprudenziali, ha fatto chiarezza circa la liceità o meno della mera condotta di installazione di videocamere aventi finalità di controllo dei lavoratori pur non seguita da un effettivo uso di tali strumenti di ripresa.

La vicenda.

Nel caso di specie, infatti, le imputate si erano limitate ad installare nel night club da loro gestito degli impianti audiovisivi volti a controllare a distanza i dipendenti pur non essendo stata accertata nel corso dell'istruttoria dibattimentale l'effettiva funzionalità degli stessi.

Lo statuto dei lavoratori.

L'art. 4 della Legge n. 300 del 20 maggio 1970 (c.d. Statuto dei lavoratori) vieta espressamente l'uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti che consentano il controllo a distanza dei lavoratori perché lesivi della riservatezza degli stessi, permettendone l'installazione solo per esigenze organizzative e produttive o di sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale e esclusivamente previo accordo con le rappresentanze sindacali unitarie o con quelle aziendali o, in mancanza di accordo, previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro.boss job
La violazione di tale disposizione è sanzionata penalmente in virtù del richiamo all'art. 38 del medesimo Statuto dei lavoratori effettuato dall'art. 171 del Decreto legislativo n. 196 del 30 giungo 2003 (c.d. Codice della privacy).
In particolare, si tratta di un reato contravvenzionale punito con l'ammenda da euro 154 ad euro 1549 o con l'arresto da 15 giorni a un anno che, peraltro, non è stato oggetto di depenalizzazione da parte del recente decreto legislativo n. 8 del 2016 con cui, invece, sono stati depenalizzati molti illeciti puniti con la sola pena della multa o dell'ammenda.

La decisione della Suprema Corte.

I giudici di legittimità hanno condannato le due datrici di lavoro per la contravvenzione in questione ritenendo, dunque, infondate le censure sollevate dalla titolari del locale e relative al mancato accertamento della funzionalità delle telecamere.
Infatti, essendo un reato di pericolo volto a salvaguardare le possibili lesioni della riservatezza dei lavoratori, è sufficiente per l'integrazione della fattispecie criminosa in esame la mera predisposizione di apparecchiature idonee a controllare a distanza l'attività dei dipendenti a prescindere dall'effettivo funzionamento delle stesse.

Avv. Anna Ancona

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