Cattivi odori dalla cucina dei vicini: è reato!

Le molestie olfattive causate da emissioni di odori di cucina provenienti dall'appartamento dei vicini sono idonee ad integrare l'elemento oggettivo della fattispecie criminosa di cui all'art. 674 c.p. quando esse siano non momentanee e superino il limite della normale tollerabilità.

I fatti.

Con un sentenza di qualche giorno fa, la numero 14467 dello scorso 24 marzo, la Suprema Corte si è pronunciata su una vicenda tanto bizzarra quanto potenzialmente idonea ad interessare chiunque abbia un vicinato molto "attivo" ai fornelli ossia quella di due coniugi chiamati a rispondere del reato di getto pericoloso di cose perché, nella loro qualità di proprietari di un appartamento a piano terra, provocavano continue immissioni di fumi e odori di cucina nel sovrastante appartamento sito al terzo piano, così molestando gli occupanti dello stesso e imbrattando il loro alloggio.


Nel caso di specie, i giudici di legittimità hanno confermato la condanna dei due imputati per il reato di cui all'art. 674 c.p. nonostante la tesi sostenuta della difesa dei coniugi secondo la quale il reato in questione non sarebbe estensibile analogicamente ai cattivi odori provenienti da una cucina (ad esempio l'odore del fritto o del sugo) ma riguarderebbe solo quelle emissioni vietate dalla legge e atte ad offendere, imbrattare o molestare le persone, come gli olezzi provenienti da una attività industriale.

La norma.

L'art. 674 c.p. punisce con l'arresto fino ad un mese o con l'ammenda fino a 206 euro "chiunque getti o versi, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte ad offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provochi emissioni di gas, di vapori o di fumo atti a cagionare tali effetti".
Si tratta di un reato contravvenzionale e di mero pericolo poiché non è necessario che l'emissione provochi un effettivo nocumento, essendo sufficiente, invece, l'attitudine del gas, del vapore e del fumo emesso a cagionare uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma e, dunque, ad offendere e molestare gli altri, il che si determina anche nel caso di uno stato di preoccupazione e allarme per la propria salute ingenerato nel soggetto passivo e determinato proprio dalla esposizione alle emissioni inquinanti.
Peraltro, la contravvenzione prevista e punita dall'art. 674 c.p. assume il carattere della permanenza, non potendosi ravvisare nell'ipotesi di una singola emissione di durata temporale determinata che, perciò, non sia potenzialmente idonea a cagionare un fastidio fisico apprezzabile a chi ne sia esposto.

La decisione della Cassazione.

Nella fattispecie oggetto di sentenza la Suprema Corte ha ritenuto che impregnare dell'odore di sugo, di fritti o di cibo in generale l'appartamento dei vicini tanto che "ad essi sembrava di avere in casa propria la cucina degli imputati" costituisca una condotta penalmente rilevante e punibile ai sensi dell'art. 674 c.p.
Infatti, secondo i giudici di legittimità l'evento di molestia provocato dalle immissioni di gas, fumi o vapori non si ha solo nei casi di emissioni inquinanti in violazione dei limiti di legge e il cui accertamento richiederebbe una perizia tecnica, ma è configurabile a prescindere dal soggetto emittente con la specificazione che, quando non esiste una predeterminazione normativa dei limiti delle emissioni, si deve avere riguardo al criterio della normale tollerabilità di cui all'art. 844 c.c..Friggere-bene
Tale criterio è, dunque, assunto come referente normativo per il cui accertamento non è sempre necessario disporre una perizia potendo il giudice fondare il suo convincimento, come nel caso di specie, su elementi probatori di diversa natura quali, ad esempio, le dichiarazioni delle persone offese dal reato.

Conclusioni.

Pertanto, le esalazioni che rientrano nella norma richiamata si riferiscono a condotte che presentino il carattere della molestia in quanto si traducono in immissioni nauseanti o puzzolenti di carattere non momentaneo e idonee a causare un disagio fisico o psichico apprezzabile (ad esempio nausee o disgusto) che abbia impatto negativo sui consociati (in questo caso i vicini di casa) e sull'esercizio delle loro normali attività quotidiane di lavoro e relazione.
Il criterio della normale tollerabilità, infatti, va analizzato proprio in riferimento al grave pregiudizio per il tranquillo svolgimento della vita di relazione altrui, al fastidio e al turbamento del modo di vivere quotidiano ed è il superamento di tale limite che determina il discrimine tra una condotta lecita e una illecita.

Avv. Anna Ancona

Foto Vai

Photogallery

Visita la photogallery

Videogallery Vai

Videogallery

Visita la videogallery

Media Vai

Media

Visita la sezione media

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere informato sulle nostre attività.

Servizi

  • Consulenza
  • Difesa giudiziale
  • Assistenza stragiudiziale
  • Docenze e divulgazione

Contattaci

Via Bissolati, 26
72015 Fasano (Br)

Mappa
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Google Plus