Occupa il parcheggio riservato ad un disabile: è violenza privata.

E' configurabile il reato di violenza privata nella condotta di chi, parcheggiando la propria auto nei posti riservati ai disabili, impedisca di fatto a questi di esercitare il proprio diritto di fruire di quei posti assegnati, rappresentando tale condotta una modalità di coartazione dell'altrui volontà realizzata, peraltro, nella piena consapevolezza dell'illiceità di quanto commesso.

I fatti.

La Corte di Cassazione si è pronunciata, con la sentenza n. 17794 del 7 aprile scorso, sulla vicenda di un uomo, imputato del reato di cui all'art. 610 c.p. per avere parcheggiato la propria autovettura in uno spazio riservato alla persona offesa, disabile affetta da gravi patologie, così impedendole di utilizzarlo fino alla rimozione dell'autovettura da parte della locale Polizia municipale.


L'imputato è stato ritenuto colpevole del delitto di violenza privata nonostante la sua difesa ritenesse che, nel caso di specie, fosse insussistente l'elemento materiale dell'addebito, posto che il parcheggiare l'autovettura in uno spazio riservato non equivarrebbe ad impedire intenzionalmente la marcia ad una vettura.
Infatti, i precedenti giurisprudenziali in materia sono nel senso che costituisce violenza privata la sola condotta di chi impedisca la marcia di un'altra autovettura la quale quindi è immediatamente identificabile da chi ne ostacola la marcia, una situazione molto diversa da quella contestata al ricorrente
Peraltro, sempre secondo la difesa dell'uomo, la vittima ben avrebbe potuto parcheggiare l'auto in altro spazio né vi era prova che l'imputato avesse rifiutato di rimuovere l'autovettura, solo così potendo consumare il delitto ascrittogli.

La decisione.

Disattendendo la teoria difensiva, i giudici di legittimità hanno ritenuto che, anche nel caso di specie, l'imputato, ponendo la propria autovettura negli spazi riservati, avesse di fatto impedito per un'intera giornata all'avente diritto di parcheggiare la propria autovettura.disabili1
E ciò con la piena consapevolezza di quanto andava facendo, non avendo affatto affermato di non avere notato la segnaletica orizzontale e verticale che segnalava lo spazio come riservato ad un singolo utente, disabile.
Certo, se lo spazio fosse stato genericamente dedicato al posteggio dei disabili la condotta dell'uomo avrebbe integrato la sola violazione dell'art. 158, comma 2, Codice della strada, che punisce, appunto, con sanzione amministrativa, chi parcheggi il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide.
Ma, in questo caso, quando lo spazio è espressamente riservato ad una determinata persona, per ragioni attinenti al suo stato di salute (come non si contesta essere avvenuto nella presente fattispecie), alla generica violazione della norma sulla circolazione stradale si aggiunge l'impedimento al singolo cittadino a cui è riservato lo stallo di parcheggiare li dove solo a lui è consentito lasciare il mezzo.
Sussiste, pertanto, l'elemento oggettivo del delitto di violenza privata di cui all'art. 610 c.p. che punisce con la reclusione fino a quattro anni "chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualcosa".
Così come sussiste anche l'elemento soggettivo in considerazione del fatto che l'imputato, avendo visto la segnaletica, era cosciente di lasciare l'autovettura in un posto riservato ad una specifica persona, così impedendole di parcheggiare nello stesso spazio e non l'aveva fatto per quei pochi minuti che avrebbero consentito di dubitare della sua volontà ma aveva parcheggiato l'autovettura la mattina, prima delle 10.40, lasciandovela fino alla notte e quindi impedendo al disabile, a cui era stato assegnato il posto, di parcheggiare il veicolo anche al suo ritorno serale nella propria abitazione. Tanto che, solo alle 2.00, l'autovettura veniva rimossa coattivamente dalla polizia locale

Avv. Anna Ancona

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