Filma rapporti intimi con convivente:non è reato.

Non commette il reato di interferenze illecite nella vita privata colui che, mediante l'uso di strumenti di ripresa, filmi, all'insaputa della convivente, i rapporti intimi avuti con quest'ultima in casa propria poiché il delitto di cui all'art. 615 c.p. sussiste solo quando l'interferenza provenga da un soggetto estraneo alla vita privata e domestica e non da colui che ne faccia parte anche se in maniera estemporanea.

La norma

L'art. 615 bis c.p. punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni "chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procuri indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi si cui all'art. 614 c.p."

(ossia l'abitazione o altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi).
Il secondo comma della medesima norma, invece, punisce con la stessa pena chi riveli o diffonda, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte dell'articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.
È evidente che il bene giuridico tutelato dalla norma in questione è la riservatezza o "privacy" nei luoghi di privata dimora nei quali la stessa principalmente, ed in misura di gran lunga prevalente, si dispiega.
Inoltre, per "strumento di ripresa visiva o sonora" si deve intendere qualsiasi tecnologia idonea, per la sua particolare insidiosità e capacità di penetrazione, a vincere le normali difese di cui ciascuno circonda la vita domestica.

Il caso.


Nella fattispecie oggetto della recente sentenza in analisi (la n. 22221 dell'8 maggio 2017 della Corte di Cassazione) all'imputato era stato addebitato il reato di cui all'art. 615 bis c.p. per aver filmato alcuni rapporti sessuali avuti con la sua convivente, senza che la donna fosse a conoscenza delle riprese.interferenze
I giudici di legittimità hanno ritenuto di assolvere l'uomo dal delitto ascrittogli confermando, così, la decisione del giudice di primo grado, nonostante l'avversa tesi accusatoria del P.m. secondo la quale l'art. 615 bis c.p. tutelerebbe la riservatezza e la libertà domestica e porrebbe, dunque, un presidio della vita privata nei riguardi di chiunque, indebitamente, la violi.
Pertanto, nel caso di specie, avrebbe dovuto assumere carattere decisivo, ai fini della condanna dell'uomo, l'accertata mancanza di consenso da parte della convivente alla ripresa delle immagini.

La decisone.

Diversamente, la Suprema Corte ha ritenuto che, nel caso in analisi, il delitto di interferenza illecita nella vita privata non sia configurabile atteso che le scene riprese riguardavano atti della vita dei due protagonisti della vicenda, che avevano avuto svolgimento in un luogo qualificabile per entrambi come privata dimora, senza dunque che altri vi avessero interferito.
Il video in questione, peraltro, non era stato neppure divulgato ad altri o diffuso in qualsiasi forma.
Ne deriva che, secondo la giurisprudenza di legittimità, la norma incriminatrice di cui all'art. 615 bis c.p. sanziona solo i comportamenti di interferenza posti in essere da chi, rispetto agli atti della vita privata che ne sono oggetto, risulti estraneo: ergo, chi partecipa, con l'assenso dell'offeso, alla scena in questione (sia domestica, intima, o comunque tale da non rendersi percepibile ad una generalità indeterminata di persone) non può essere soggetto attivo del reato.
Né, infine, va conferita decisività alla particolare "privatezza" della scena ripresa: il discrimine tra l'interferenza e la condotta lecita non è dato dalla natura del momento di riservatezza violato, bensì dalla circostanza che il soggetto attivo vi sia o meno estraneo.

Avv. Anna Ancona

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