DANNEGGIAMENTO DI AUTO ESPOSTA ALLA PUBBLICA FEDE: E’ ANCORA REATO.

È penalmente rilevante la condotta di chi danneggi un'auto in sosta in un parcheggio poiché trattasi di danneggiamento di cosa esposta a pubblica fede e, dunque, di una fattispecie aggravata che non è stata depenalizzata dal D.lsg. n. 7 del 2016 come, invece, il danneggiamento c.d. "semplice".

I fatti.

L'imputato di questa vicenda era stato tratto a giudizio per aver violentemente colpito l'auto della persona offesa mentre la stessa era in sosta all'interno di un parcheggio di un esercizio commerciale sulla superstrada.


L'uomo era stato assolto in primo grado poiché il competente Tribunale di Spoleto aveva ritenuto che il fatto di danneggiamento a lui ascritto non fosse più previsto dalla legge come reato a seguito della abolitio criminis introdotta dal D. lsg. n. 7 del 15 gennaio 2016 che ha depenalizzato, tra le altre fattispecie, anche il reato di danneggiamento non aggravato.
Avverso la sentenza di assoluzione proponeva ricorso in Cassazione il Procuratore generale lamentando, come unico motivo, l'erronea applicazione della legge penale poiché il fatto contestato all'imputato, correttamente qualificato come fattispecie aggravata di danneggiamento poiché relativa ad un bene esposto a pubblica fede, non rientrerebbe tra le condotte criminose depenalizzate nel 2016.

La decisione della Cassazione.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore generale affermando, dunque, che la condotta contestata all'imputato non è affatto interessata dalle disposizioni in materia di abrogazione dei reati previste dal già citato D. lsg n. 7 del 2016 a seguito della cui introduzione continua ad essere previsto come reato il danneggiamento delle cose altrui esposte alla pubblica fede in quanto danneggiamento aggravato.danneggiamento-sicily-rent-car-agosto-2015  15
E per i giudici di legittimità non vi è dubbio alcuno che un'auto in sosta in un parcheggio, sia esso pubblico o privato, sia da considerarsi esposta alla pubblica fede.

L'esposizione a pubblica fede.

L'aggravante di cui all'art. 625 n. 7 c.p., per constante e maggioritaria giurisprudenza, non è correlata alla natura del luogo in cui si trova il bene bensì alla sua condizione di esposizione alla pubblica fede che ricorre quando la cosa trovi protezione solo in virtù del rispetto che di essa abbiano i consociati.
Pertanto, per "pubblica fede" deve intendersi quel sentimento di rispetto e senso di affidamento verso la proprietà o il possesso altrui su cui conta colui che lascia una cosa propria incustodita, anche temporaneamente, in tal modo esponendola ad un maggiore rischio di sottrazione.
Ne consegue che l'aggravamento della condotta criminosa non dipende dalla natura pubblica o privata del luogo ove si trova la cosa ma dalla sua condizione di esposizione agli altri che può sussistere anche quando un dato bene si trovi in un luogo privato a cui, però, si può accedere liberamente per mancanza di recinzioni o di sorveglianza. (Cass. Pen. n. 9022/2006).
Peraltro, l'adozione da parte del proprietario di eventuali cautele come lucchetti, catene o antifurti non ha alcuna rilevanza ai fini della sussistenza dell'aggravante in questione, trattandosi di strumenti facilmente superabili che non costituiscono, perciò, un impedimento assoluto alla sottrazione del bene.
Solo una sorveglianza costante e diretta della cosa può considerarsi come idonea ad escludere l'esposizione a pubblica fede contrariamente ad un controllo saltuario e generico.

Conclusioni.

Alla luce di tali principi, dunque, la Cassazione ha ritenuto che nel caso di specie l'auto fosse esposta a pubblica fede poiché priva di una stretta sorveglianza da parte del suo proprietario e che, perciò, fosse sussistente l'aggravante di cui all'art. 625, n. 7.
Ritenendo, quindi, sussistente l'aggravante della esposizione alla pubblica fede, l'imputato risultava colpevole di un danneggiamento ex art. 635, comma 2, c.p. che continua ad essere condotta penalmente rilevante anche dopo la menzionata depenalizzazione.

Avv. Anna Ancona

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