Locazione di immobili a clandestini: quando è reato.

Costituisce reato la condotta di colui che concede in locazione un immobile ad uno straniero privo di permesso di soggiorno al momento della stipula del contratto al fine di trarne un ingiusto profitto; il dolo specifico del reato può anche essere desunto da condizioni contrattuali oggettivamente più vantaggiose per l'agente, ma che non devono necessariamente tradursi in un rapporto contrattuale eccessivamente gravoso per lo straniero.

La norma

L'art. 12 , comma 5 bis, D. Lgs. N. 286 del 1998 (Testo unico dell'immigrazione ) punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni "chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione. La condanna con provvedimento irrevocabile ovvero l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'art. 444 c.p.p., anche se è stata concessa la sospensione condizionale della pena, comporta la confisca dell'immobile, salvo che appartenga a persona estranea ala reato".

I fatti

La sentenza della Suprema Corte in analisi, la n. 32392 del 5 luglio 2017, è relativa alla vicenda di un uomo che, a seguito di un esposto dell'amministratore di condominio, veniva imputato del reato di cui all'art. 12, comma 5 bis, D.Lgs. n. 286 del 1998, per aver dato in locazione a titolo oneroso un appartamento di 28 mq si sua proprietà ad un cittadino brasiliano privo di permesso di soggiorno.
Il contratto, privo di registrazione, era stipulato a nome di un'altra persona regolare sul territorio e per un solo mese, con canone pari al euro 850,00 anche se, in realtà, lo straniero ne versava 1.500,00.
La Corte di Appello di Milano assolveva l'imputato perché il fatto non costituiva reato ritenendo che non fosse stata raggiunta la prova del dolo specifico di volere trarre profitto dalla condizione di clandestinità dell'inquilino, e ciò perché non poteva parlarsi di canone di locazione esorbitante rispetto a quello normalmente praticato sul mercato.schede-locazioni-contratti-di-locazione-di-immobili-ad-uso-abitativo-index
Avverso detta sentenza proponeva ricorso in Cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Milano, deducendo l'erronea applicazione della legge in ordine al dolo specifico del reato il quale va ravvisato non soltanto in un rapporto contrattuale eccessivamente gravoso per lo straniero, ma anche in condizioni contrattuali oggettivamente più vantaggiose per l'agente, allorquando la condizione di illegalità abbia reso possibile o agevolato la conclusione del contratto.
Infatti, nella fattispecie non era possibile la registrazione dei contratti a causa della condizione di irregolarità degli stranieri e quindi, quanto meno, l'ingiusto profitto vi era stato nel corrispettivo non sottoposto a prelievo fiscale.

La decisione della Cassazione.

I giudici di legittimità, accogliendo il ricorso del Procuratore Generale, hanno chiarito come, per la sussistenza del reato previsto dall'art. 12, comma 5 bis, D.lgs. n. 286 del 1998, è richiesto il fine di trarre un ingiusto profitto dalla locazione ovvero dal dare alloggio ad uno straniero privo di titolo di soggiorno, fine che può essere desunto anche da condizioni contrattuali oggettivamente più vantaggiose per l'agente benché esse non siano eccessivamente gravose per lo straniero.
Pertanto, non è necessario che il profitto abbia la sua esclusiva causa nello sfruttamento della condizione di irregolarità dello straniero, ma è sufficiente che la illegalità di tale condizione abbia reso possibile o anche solo agevolato la conclusione del contratto a condizioni oggettivamente più vantaggiose per la parte contraente più forte.
È il caso, ad esempio, di un canone di locazione preteso "in nero" ma a prezzi di mercato nel quale il profitto consiste nella sola possibilità di evadere le tasse resa più agevole dalla condizione di illegalità dello straniero.
Infatti, nel caso di specie, la circostanza che il contratto non fosse regolarmente registrato a causa della mancanza di permesso di soggiorno dell'utilizzatore rende evidente la precarietà del rapporto in sfavore dello straniero con ingiusta prevalenza del potere di disposizione del proprietario oltre al conseguimento da parte dello stesso del profitto ingiusto, consistente nel corrispettivo ricevuto e non sottoposto a prelievo fiscale.
Peraltro, la circostanza che il contratto fosse stato stipulato a nome di soggetti "di comodo" in condizione regolare ma differenti dagli effettivi utilizzatori dell'immobile comportava inevitabilmente che il clandestino, effettivo utilizzatore dell'appartamento, non avrebbe in alcun modo potuto esperire azioni legali a propria tutela.

Avv. Anna Ancona

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