Stalking: quando le condotte riparatorie estinguono il reato.

Ha suscitato non poco scalpore la sentenza recentemente emessa da un Gup di Torino che, in applicazione del nuovo istituto previsto dall'art. 162 ter c.p., ha dichiarato estinto il reato di stalking contestato all'imputato che prima dell'inizio del dibattimento aveva posto in essere condotte riparatorie nei confronti della vittima.

La sentenza cui si fa riferimento è la numero 1299 del 2 ottobre scorso emessa dal Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale di Torino e si tratta di una delle prime applicazioni della discutibile norma prevista dall'art. 162 ter c.p., introdotta dall'art. 1, comma 1, della Legge n. 103 del 2017 (c.d. riforma Orlando) ed entrata in vigore il 4 agosto scorso.

La norma.

L'art. 162 ter c.p., comma 1, prevede che "Nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l'imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento del danno, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articolo 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall'imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma a tale titolo".

I fatti.

Nel caso di specie l'uomo aveva seguito per più di un mese la persona offesa, appostandosi sotto l'abitazione della stessa e in vari luoghi da lei frequentati, molestandola e incutendo, dunque, in lei timore tanto da indurla a sporgere querela.
Rinviato a giudizio, nel corso dell'udienza preliminare, l'imputato procedeva ad effettuare un'offerta reale alla vittima dichiarandosi disposto a pagare la somma di euro 1.500,00 a titolo di ristoro integrale dei danni dal lei subiti a seguito della condotta criminosa.
Tale offerta, pur rifiutata dalla donna, è stata ritenuta congrua dal giudice che, dunque, con la sua sentenza di non doversi procedere nei confronti dell'imputato per intervenuta estinzione del reato a seguito di condotte riparatorie, apre il campo a condivisibili perplessità circa l'opportunità e la correttezza del neo introdotto dettato normativo di cui all'art. 162 ter c.p.

Risvolti applicativi e criticità dell'art. 162 ter c.p.

Esso, infatti, prevedendo una nuova modalità di estinzione dei reati perseguibili a querela di parte, ha un campo di applicazione molto vasto che si estende a fattispecie delittuose anche molto gravi, come appunto gli atti persecutori di cui all'art. 612 bis c.p, ma che, incredibilmente, esclude altre meno rilevanti come le contravvenzioni non oblabili (l'oblazione è una causa di estinzione del reato disciplinata dagli art. 162 e 162 bis c.p. e limitata alle sole contravvenzioni che consiste nel pagamento di una somma di denaro) o alcuni reati contro il patrimonio perseguibili d'ufficio, di certo più idonei ad essere estinti attraverso una congrua condotta risarcitoria.imm

Peraltro, la possibilità di applicare l'istituto di cui all'art. 162 ter c.p. anche al delitto di "stalking" è una scelta legislativa in evidente contraddizione rispetto alle precedenti e numerose iniziative in cui il medesimo legislatore ha inteso tutelare il genere femminile dalle numerose violenze cui è spesso soggetto e che quotidianamente salgono agli onori della cronaca.

Una contraddizione ancora più palese ove si consideri che, ai sensi dell'art. 162 ter c.p. la persona offesa, pur dovendo essere sentita, di fatto non ha nessun potere di veto circa la congruità della condotta riparativa tenuta dall'imputato.
La norma, infatti, prevede che, ove la vittima rifiuti l'offerta risarcitoria, come avvenuto nel caso di specie, il giudice possa comunque dichiarare estinto il reato se sia stata presentata una offerta reale ex art. 1208 c.c. ritenuta congrua.
Un valutazione, perciò, rimessa di volta in volta alla discrezionalità del singolo giudicante posto che l'art. 162 ter c.p. non indica alcun criterio preciso per determinare la congruità della condotta riparativa.
Peraltro, essendo applicabile per tutti i reati perseguibili a querela di parte e a prescindere dal consenso della vittima, l'art. 162 ter c.p. di fatto svilisce il significato e la valenza della querela che finisce per risolversi, dunque, in una mera richiesta di risarcimento danni.

Avv. Anna Ancona

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