Violazione degli obblighi di assistenza familiare: quando lo stato di indigenza esclude il reato.

Per escludere la responsabilità penale in ordine al reato di cui all'art. 570 c.p., l'incapacità economica dell'obbligato deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità economica di introiti.

Lo ha precisato la giurisprudenza di merito (le Sentenze n. 111 del 26 aprile 2017 della Corte d'Appello di Trento, n. 397 del 16.05.2017 della Corte d'Appello di Cagliari, n. 2345 del 30.05.2017 del Tribunale di Genova ) con recenti pronunce che si pongono in linea di continuità con quanto già ampiamente statuito dalla Suprema Corte seguendo, dunque, un orientamento maggioritario che impone al giudice penale di valutare l'asserito stato di impossibilità dell'imputato con criteri rigorosi.

La norma.

L'art. 570 c.p., rubricato "violazione degli obblighi di assistenza familiare", punisce "Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;
2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma. Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un'altra disposizione di legge".


Pertanto, la mancata corresponsione da parte dell'obbligato delle somme indicate in una sentenza di separazione personale o di divorzio integra l'elemento oggettivo del reato.
Inoltre, il giudice penale non ha il potere di sindacare le determinazioni con cui il giudice civile ha individuato l'esatto importo del mantenimento, dovendo limitare la sua analisi alla verifica dell'ottemperanza o meno all'obbligo di mantenimento fissato nella sentenza civile.
Tuttavia, la condotta omissiva capace di realizzare il delitto di cui all'art. 570 c.p. non deve essere necessariamente correlata all'inosservanza delle statuizioni di natura economica adottate da un giudice civile, ma si realizza ogni volta che l'obbligato non si attivi per fronteggiare, attraverso le necessarie provvidenze di natura economica, le esigenze fondamentali e i bisogni primari dei familiari.assegno


Quanto, invece, all'elemento soggettivo, la fattispecie criminosa in esame non richiede il dolo intenzionale, non essendo necessario per la sua configurazione che l'obbligato ponga in essere la condotta omissiva con l'intenzione e la volontà di far mancare i mezzi di sussistenza alla persona bisognosa; al contrario, è sufficiente il dolo generico e cioè che il soggetto attivo si sia volontariamente posto nella situazione di non poter adempiere gli obblighi di assistenza familiare.


Le condizioni economiche dell'obbligato.

Gli imputati dei procedimenti penali conclusisi con le su menzionate sentenze, al fine di non essere condannati per aver commesso il reato di cui all'art. 570 comma 2 c.p, hanno tutti cercato di dimostrare in giudizio la loro situazione di impossibilità incolpevole ad adempiere gli obblighi di mantenimento a causa di una asserita condizione di difficoltà economica che potesse, dunque, avere efficacia scriminante (cioè escludere la responsabilità penale in ordine al reato di cui all'art. 570 c.p.).
In tutti i casi, i giudici di merito hanno respinto le tesi difensive degli imputati precisando che una generica dichiarazione di difficoltà economiche da parte dell'obbligato al mantenimento non possa di per sé essere idonea a giustificare il mancato pagamento dell'assegno nella misura stabilita dal giudice civile.


Peraltro, i pagamenti occasionali non possono ritenersi idonei ad assicurare il soddisfacimento delle esigenze primarie dei familiari e, dunque, non sono sufficienti ad escludere la violazione dell'obbligo di assistenza familiare così come un'attività lavorativa saltuaria non è indice della sussistenza di una condizione di impossibilità assoluta ad adempiere gli obblighi in questione.


Conclusioni.

Se ne deduce che, secondo la giurisprudenza maggioritaria, la prova che l'obbligato deve fornire in giudizio per dimostrare la propria impossibilità ad adempiere gli obblighi di cui all'art. 570 c.p., affinché la condotta omissiva venga perciò scriminata, è molto rigorosa ed ardua; ciò si giustifica in virtù della fondamentale importanza che viene riconosciuta nel nostro ordinamento, non solo penale, alla tutela della famiglia e, soprattutto, dei minori.


Pertanto, per escludere la responsabilità del soggetto obbligato, non basta la dichiarazione di generiche e imprecisate difficoltà economiche se difetta poi la prova che tali difficoltà si siano concretamente tradotte in uno stato di vera e propria indigenza, non temporanea ma persistente che abbia determinato l'impossibilità assoluta di adempiere all'obbligazione.

Avv. Anna Ancona.

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