Sottrazione di minori: è reato portare il figlio all’estero senza il consenso dell’altro genitore.

Sussiste il reato di sottrazione e trattenimento di minori all'estero allorché uno dei genitori porti il proprio figlio al di fuori del territorio italiano senza il consenso dell'altro genitore e per un periodo di tempo tale da impedire a quest'ultimo di esercitare la potestà genitoriale.

La vicenda.

È quanto ha stabilito la Cassazione con sentenza del 22 gennaio scorso, n. 2671, in una vicenda relativa ad una madre che aveva portato con sé la figlia minorenne in Romania senza il preventivo consenso del padre e dopo la fine della relazione sentimentale con quest'ultimo.


L'uomo aveva, dunque, denunciato, la donna che, condannata sia in primo che in secondo grado, aveva proposto ricorso in Cassazione adducendo come motivazione una erronea applicazione dell'art. 574 bis cod. pen., evidenziando che la figlia sin dalla nascita era vissuta tra la Romania e l'Italia con il consenso del padre e di avere deciso di trasferirsi con lei, per qualche mese, presso la famiglia d'origine in Romania per potere così, dopo la rottura dei rapporti coniugali, sopravvivere economicamente.

La norma.

L'art. 574 c.p., rubricato "sottrazione di persone incapaci" e ricompreso tra i delitti contro la famiglia, punisce con la reclusione da uno a tre anni chi sottragga o trattenga un minore di anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la potestà genitoriale contro la volontà di quest'ultimo.


Tale fattispecie incriminatrice si distingue dalla successiva e più grave prevista dall'art. 574 bis c.p. per l'elemento specializzante costituito dalla conduzione o dal trattenimento del minorenne fuori dal territorio dello Stato, per un tempo che produca un effettivo impedimento per l'esercizio delle diverse manifestazioni della potestà da parte del soggetto legittimato, come avvenuto nel caso di specie.sottrazione internazionale minore jpg


Entrambi i reati non si configurano come istantanei poiché è necessario che l'impedimento dell'esercizio dell'altrui potestà si protragga per un periodo di tempo rilevante.

La decisone.

Respingendo il ricorso presentato dalla difesa dell'imputata, la Suprema Corte ha stabilito che il genitore che si propone di modificare il luogo di vita del minorenne non può procedere all'insaputa dell'altro genitore e, se non ne ottiene il consenso, deve rivolgersi all'Autorità giudiziaria perché il fatto stesso della compromissione dell'armonico esercizio delle prerogative genitoriali lede l'interesse protetto dalla norma l'incriminatrice.


Pertanto, la limitazione di tali prerogative può derivare solo da una loro diversa distribuzione secondo una specifica valutazione degli interessi rilevanti formulata dalla Autorità giudiziaria competente e non può, perciò essere frutto di una decisione unilaterale e autoritaria di uno dei due genitori.


Inoltre, l'art. 34 c.p. fa derivare dalla condanna per delitti 'commessi con abuso della responsabilità genitoriale' (fra i quali indubbiamente rientra il reato ex art. 574 bis cod. pen. che sia commesso da un genitore esercente la potestà genitoriale) la sospensione dell'esercizio della responsabilità genitoriale per un periodo di tempo pari al doppio della pena inflitta.

Avv. Anna Ancona

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