Pregiudizialità tra processo penale e civile: quali obblighi ha il coniuge se il matrimonio è nullo?

L' art. 3 c.p.p. disciplina le cosiddette questioni pregiudiziali: si tratta di questioni che si pongono in una posizione di priorità logico-giuridica rispetto ad un'altra, la quale è detta, perciò, dipendente.
Esse emergono nell'ambito di un processo penale quando la decisione del processo medesimo dipenda dalla risoluzione di una controversia civile, ad esempio, sullo stato di famiglia o di cittadinanza.
In questi casi il giudice, se la questione è seria e se l'azione a norma delle leggi civili è già in corso, può sospendere il procedimento penale in attesa dell'esito di quello civile.


La ratio dell'istituto è quella di consentire una sorta di "interdipendenza" tra il processo civile e quello penale nel caso in cui vi siano questioni in comune ad entrambi, in modo tale da giungere a decisioni non discordanti, specie nell'ipotesi in cui la sussistenza di un reato sia in rapporto di dipendenza logico- giuridica con una questione attinente lo stato della persona.
Ciò in virtù del fondamentale principio dell'unitarietà del nostro ordinamento giuridico, composto da una pluralità di fonti che devono necessariamente trovare un coerente raccordo tra di loro onde evitare che il giudizio penale e quello civile e/o amministrativo sfocino in pronunce del tutto antitetiche e inconciliabili.
Alla medesima ratio risponde, peraltro, l'art. 479 c.p.p. , rubricato per l'appunto "questioni civili o amministrative" e che consente, in via eccezionale, al giudice penale di disporre la sospensione del dibattimento qualora la decisione sull'esistenza del reato dipenda dalla risoluzione di una controversia civile o amministrativa di particolare complessità per la quale sia già in corso un procedimento presso il giudice competente.
A dire il vero, tale interdipendenza tra processo penale e processo civile non è, però, così automatica tant'è vero che la sospensione del procedimento penale rientra tra i poteri eccezionali del giudice, chiamato ad analizzare con una valutazione discrezionale la complessità e la delicatezza delle questioni di status e le esigenze di celerità processuale.
A tal proposito, la Cassazione penale si è pronunciata, con numerose sentenze tutte assolutamente concordanti nel tempo, sul possibile rapporto di pregiudizialità sussistente tra il reato di cui all'art. 570 c.p. (Violazione degli obblighi di assistenza familiare) e l'azione di annullamento del matrimonio per vizio di volontà, escludendo la sospensione del processo penale nonostante la pendenza di un giudizio civile che metta in discussione l'esistenza stessa del rapporto coniugale.
Con una giurisprudenza pressochè granitica, i "giudici ermellini" ritengono che "in tema di assistenza familiare l'eventuale controversia sul vincolo parentale non costituisce questione pregiudiziale rispetto all'obbligo penalmente sanzionato di corrispondere i mezzi vitali all'altro coniuge e, quindi, non determina la sospensione del relativo procedimento penale; tale obbligo, infatti, è previsto dalla legge a tutela dell'interesse primario del familiare in stato di bisogno e permane finchè lo status dell'aventi diritto non muti a seguito di una sentenza civile passata in giudicato". (Cass. Pen. , sez. VI, 13 luglio 2007).
Pertanto, nonostante la sentenza che dichiara la nullità o l'annullamento del matrimonio abbia efficacia retroattiva prevale la tutela della famiglia in essere, anche a prescindere dalla validità del vincolo in base al quale essa si è costituita.
Lo stato di coniuge rimane tale fino a quando il matrimonio non sia annullato con sentenza civile passata in giudicato e gli obblighi assistenziali persistono, nonostante la proposizione di una domanda volta a dichiarare la nullità del vincolo coniugale.
Per queste ragioni, pur discutendosi nel giudizio civile della sussistenza o meno di uno dei presupposti del reato di cui all'art. 570 c.p., ossia l'esistenza stessa del matrimonio, il processo penale non sarà sospeso.
Decisioni, a dire il vero, alquanto discutibili.
Il rischio è che la diversa velocità processuale del giudizio civile e di quello penale possa andare a scapito di una necessaria e auspicabile coerenza giuridica tra giudicati.
L'effetto paradossale, infatti, potrebbe essere quello che l'imputato venga condannato, in sede penale, per violazione degli obblighi di assistenza familiare, per poi vedersi annullare, in sede civile, il matrimonio da cui gli stessi obblighi assistenziali, presuntamente violati, traggono origine.
In tal caso, quale potrebbe essere l'estrema soluzione esperibile dal coniuge condannato per il reato di cui all'art. 570 c.p. e il cui matrimonio venga, però, poi annullato con una sentenza civile sopravvenuta?
Un'ipotesi è quella di richiedere la revisione del processo penale, ai sensi di quanto previsto dall'art. 630 c.p.p.
Si tratta, a differenza dell'appello e del ricorso in Cassazione, di un mezzo di impugnazione straordinario, in quanto rivolto nei confronti di un provvedimento definitivo, esperibile nei casi tassativamente previsti dalla legge, tra cui quello in cui al giudicato penale sopravvengano o siano scoperte nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrino che il condannato deve essere prosciolto.

06/02/2014
Avv. Anna Ancona

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