L’obbligo di referto nelle malattie professionali: istruzioni per l’uso.

L'esigenza di una tutela sempre più efficace e preventiva della salute dei lavoratori rende il referto uno strumento imprescindibile, anche se, come emerge dalla pratica, ancora troppi operatori sanitari mostrano scarsa "confidenza" con questo.

In generale

La normativa che regola questo istituto si trova sia nel codice penale che nel codice di procedura penale. Sui principali elementi costitutivi dell'obbligo di referto e del conseguente reato di omissione di referto, quando il primo non venga adempiuto o venga adempiuto in ritardo, non vi sono incertezze nelle relative pronunce giurisprudenziali.

Anzitutto, sono ben individuati i destinatari dell'obbligo: sono tenuti al referto tutti gli esercenti una professione sanitaria, sia principale sia ausiliaria. Nel primo caso, si fa riferimento, com'è facile intuire, alle professioni sanitarie "classiche": il medico, il chirurgo, l'odontoiatra..... Nel caso, invece, dei cosiddetti "ausiliari", le figure di riferimento sono quelle degli infermieri, dei fisioterapisti, degli igienisti dentali ecc.... L'unica categoria, in senso lato, sanitaria a risultare esente da quest'obbligo è quella degli esercenti "un'arte" sanitaria, per esempio l'odontotecnico, il massaggiatore, l'ottico.

Altrettanto sicuri sono i tempi in cui l'obbligo dev'essere adempiuto: 48 ore o, se vi è pericolo nel ritardo, immediatamente.

Come pure la natura del reato che deve essere ravvisabile nel caso in questione: deve trattarsi, cioè, solo di delitto perseguibile d'ufficio, un tipo di reato, cioè, per la cui repressione non è necessaria la querela da parte della vittima.

Sul referto nelle malattie professionali

Le malattie professionali costituiscono assai spesso delitti perseguibili sempre d'ufficio, giacché esse da un punto di vista penale sono inquadrabili come lesioni colpose gravi, ulteriormente aggravate dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale. Secondo la definizione che ne dà il codice, la lesione personale è grave: 1) se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un'incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;

2) se il fatto produce l'indebolimento permanente di un senso o di un organo.

Pertanto, a carico dei sanitari che prestino la propria assistenza od opera in casi di malattie professionali l'obbligo di referto è pressoché sistematico.

Le malattie professionali costituiscono un ambito nel quale questo dovere risulta assai rilevante a fini di tutela di un numero potenzialmente elevatissimo di persone, giacché i fattori che possono essere a base di questo tipo di patologie (esposizione a sostanze inquinanti e cancerogene in particolare; mancata adozione delle misure, collettive ed individuali, di protezione dei lavoratori; mancata informazione e formazione degli stessi sui rischi in questione....) hanno, di regola, potenzialità assai diffusive, tali, pertanto, da riguardare intere popolazioni di lavoratori (e, come si vedrà appresso, non solo di lavoratori).

E' del tutto evidente, quindi, che dal puntuale e sistematico adempimento di quest' obbligo da parte dei soggetti tenuti (i su citati "esercenti una professione sanitaria") dipende la possibilità di rimuovere quei fattori di rischio per i lavoratori, o quantomeno di limitarne in maniera drastica i relativi effetti nefasti. Ciononostante, è altrettanto noto che quell'obbligo non è adempiuto in maniera né puntuale né sistematica dai soggetti gravati, che, quindi, a tacere in questa sede di ogni altra considerazione di deontologia professionale, per non dire di etica pubblica, commettono, con notevole frequenza, il reato di omissione di referto.

Le specificità del referto in caso di malattie professionali iniziano già dal contenuto. La norma penale che descrive quest'ultimo elemento con riferimento al referto in generale è stata, infatti, interpretata da alcuni documenti appositamente redatti da enti pubblici preposti alla tutela della salute, e di quella dei lavoratori in particolare, in modo da garantire, da parte dei sanitari appartenenti agli enti in questione, uniformità e puntualità di moduli operativi a beneficio dell'efficacia e tempestività della conseguente azione giudiziaria.
In particolare, si è affermato che il referto, in caso di malattie professionali, deve contenere questi imprescindibili elementi:
1) generalità del lavoratore;
2) datore di lavoro attuale;
3) lavorazione o sostanza che avrebbero determinato la malattia;
4) datori di lavoro esercenti tali lavorazioni se diversi dall'attuale;
5) periodi nei quali l'ammalato è stato addetto a queste lavorazioni con specificate le mansioni;
6) sintomatologia accusata - esame obiettivo – diagnosi – prognosi;
7) data d'inizio della completa astensione dal lavoro (in tal senso, cfr. documento Inail – Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia del 23\12\2005).
E' un buon modo per provare a garantire in contemporanea il diritto dei lavoratori alla loro vita ed incolumità fisica, nonché quello di medici e sanitari a non subire un processo ingiusto, magari a causa di oscurità e\o lacune della legge penale.

Avv. Stefano Palmisano

Foto Vai

Photogallery

Visita la photogallery

Videogallery Vai

Videogallery

Visita la videogallery

Media Vai

Media

Visita la sezione media

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere informato sulle nostre attività.

Servizi

  • Consulenza
  • Difesa giudiziale
  • Assistenza stragiudiziale
  • Docenze e divulgazione

Contattaci

Via Bissolati, 26
72015 Fasano (Br)

Mappa
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Google Plus