MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA: non c'è reato se le violenze sono sporadiche.

Non sussiste il reato di maltrattamenti in famiglia quando le violenze e i soprusi perpetrati ai danni della persona offesa siano dilazionati nel tempo e, perciò, abbiano carattere occasionale e sporadico.
Lo ha ribadito la Cassazione con la recente sentenza n. 2324 del 20 gennaio 2014 che si pone in assoluta conformità a precedenti pronunciamenti della medesima Corte e con la quale i giudici hanno annullato un'ordinanza cautelare di allontanamento dalla casa familiare di una marito resosi colpevole di tre episodi di violenza fisica nel corso di un triennio, di cui due ai danni del figlio minore e uno ai danni della moglie, ritenendo che il carattere occasionale dei presunti maltrattamenti non possa giustificare l'applicazione di una misura cautelare.


Ciò perché l'art. 572 c.p. rubricato « maltrattamenti in famiglia o verso i conviventi » è un delitto che richiede per la sua configurazione oggettiva una serie di condotte abituali, reiterate nel tempo, anche entro un arco temporale ampio, purchè le azioni siano espressione di un costante atteggiamento violento e prevaricatore dell'agente.
Nel caso di specie si è ritenuto che l'abitualità della condotta venisse meno oltre che per il notevole lasso temporale intercorso tra i vari episodi violenti, tale da interrompere la progressione criminosa delle condotte, anche perché i comportamenti prevaricatori e/o violenti ascritti all'indagato si ponevano in un contesto familiare e coniugale in costante deterioramento a causa della relazione extraconiugale della moglie e dei difficili rapporti padre- figlio.
Essendo inserito nel capo dei delitti contro la famiglia, è evidente come l'interesse giuridico tutelato dalla norma sia la tutela dell'incolumità psico-fisica dei membri della famiglia, intesa come consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà, senza la necessità della convivenza o della coabitazione.
Ne deriva che il reato è configurabile anche nelle famiglie di fatto, oltre che in quelle legittime, ove la stabilità del rapporto sia tale da determinare l'insorgere in capo agli interessati di obblighi di reciproca solidarietà e mutua assistenza.
Per "maltrattamenti" possono intendersi atti lesivi dell'integrità psico-fisica, dell'onore e del decoro del soggetto passivo o atti di mero disprezzo e prevaricazione, ma in ogni caso affinchè ricorra il reato di cui all'art. 572 c.p. è necessario che le condotte siano plurime, sistematiche e programmatiche, tali da creare un clima di violenza costante che renda particolarmente dolorosa e difficile la convivenza, anche quella meramente "more uxorio".
Pertanto, la Cassazione ritiene che fatti occasionali ed episodici, pur essendo rilevanti ai fini della configurabilità di altre figure di reato come le ingiurie, le minacce o le lesioni, non siano però inquadrabili in una cornice unitaria richiesta, invece, dall'abitualità della condotta della fattispecie criminosa di cui all'art. 572 c.p.
Un delitto, quello dei maltrattamenti, che peraltro è stato oggetto di recenti e rilevanti modifiche legislative a seguito del c.d. decreto legge contro il femminicidio che, tra le altre novità, ha aumentato la pena del reato di cui all'art. 572 c.p. portandola fino ad un massimo di sei anni di reclusione e ha introdotto una nuova aggravante ove le violenze siano compiute in danno di una donna in stato di gravidanza e nei cosiddetti casi di "violenza assistita", ossia nei casi in cui i maltrattamenti siano commessi nei confronti o in presenza di un minore di anni 18.

Avv. Anna Ancona

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